
Lo Smart Working è una vera rivoluzione che va ben oltre il semplice lavorare da casa. È una straordinaria opportunità per essere sempre un passo avanti rispetto agli altri. Solo che richiede una grande trasformazione per essere colta.
Lo si è capito bene al workshop “Sì I Smart” che si è tenuto alla Confcommercio di Verona il 31 maggio 2019, dove io ho partecipato come correlatore per raccontare la mia esperienza.
L’obiettivo del workshop era quello di confronto e scambio di esperienze tra chi ha accettato la sfida di affrontare con determinazione, umiltà e tenacia la propria evoluzione Smart. Questo era l’intento del caro collega del Team Augis Orazio Mondin, esperto in digitalizzazione dei processi collaborativi, che ha organizzato e coordinato il workshop.
Le domande principali erano sul perché si fosse deciso di intraprendere questa sfida, sulle inevitabili fatiche e sulle motivazioni che hanno consentito di non mollare neanche di fronte alle difficoltà e ai dubbi più grandi.
Quindi non il solito seminario su noiosi aspetti normativi e contrattuali che regolano il lavoro agile inteso come telelavoro.
Lo Smart Working oggetto del workshop “Sì I Smart” era quello che è in realtà e cioè un concetto molto ampio e rivoluzionario che adesso cerco di spiegarti in pochi concetti basilari.
È qualcosa che richiede un modo nuovo di pensare e di lavorare, basato sulla condivisione della conoscenza, sulla collaborazione e la trasparenza, in cui l’elemento chiave è la fiducia e non il controllo.
Presuppone che il lavoro si valuta in base a obiettivi e risultati invece che sulle ore passate in ufficio.
Sfrutta la collaborazione digitale come grande opportunità per condividere le conoscenze e le esperienze.
Prevede una nuova organizzazione degli spazi di lavoro per favorire il benessere dei lavoratori, la flessibilità, la creatività e la reciproca contaminazione di conoscenze ed esperienze.
In poche parole, il futuro (già presente) del lavoro con cui tutti dovranno fare i conti.
Se vuoi fare qualche approfondimento, ti consiglierei di cominciare leggendo un e-book gratuito dal titolo “The Smart Working Book” di K. L. Hartog, A. Solimene, G. Tufani. Un libro veloce da leggere, ma con spunti di riflessione interessanti.
Ma perché avventurarsi nell’evoluzione Smart?
Secondo me almeno per un paio di grandi motivi.
- Per una visione molto semplice: è lì dove sta andando il mondo ed è lì dove possono nascere nuove opportunità.
- Per la consapevolezza drammatica che chi resta indietro è perduto. Perché gli altri corrono veloci e se ti prendi troppo indietro non li prendi più. Pensaci bene… Una volta bastava dire “Io ho un’esperienza di vent’anni” ed eri a posto. Oggi se questa esperienza non la innovi continuamente e lavori ancora come 20 anni fa, o 10 anni fa, non serve più a nulla. Tutta la tua bella esperienza è superata, obsoleta e non la vuole più nessuno. Non la vendi più a nessuno.
Ti faccio un esempio parlando di me stesso. Sono consulente in sistemi di gestione e certificazioni (sistemi qualità, sicurezza, ecc.) e non sopporto quel luogo comune per cui sistemi qualità = solo carta e burocrazia. A dire il vero, questo succede quando i sistemi vengono fatti solo per la certificazione e così diventano un mucchio di carte che restano chiuse in un cassetto (o un mucchio di file in una cartella del PC) utili solo in caso di audit.
Se invece abbiamo un buon sistema di gestione che io definisco come “Insieme di procedure, di regole, di metodi che servono per gestire nel miglior modo possibile risorse e processi che interagiscono tra loro” e che rappresenta parte di quel patrimonio intangibile che è la “Conoscenza” aziendale, allora le informazioni e i documenti di questo sistema devono essere condivisi con tutti gli interessati ed essere sempre a disposizione dove servono e quando servono. E qui viene in aiuto la la digitalizzazione. È questa una delle motivazioni che mi ha fatto intraprendere l’evoluzione Smart.
Se vuoi saperne di più su come deve essere un Sistema di Gestione “Smart”, ti invito a leggere questo mio articolo: “Come evitare la burocrazia dannosa delle certificazioni aziendali”.
Da notare, inoltre, che l’evoluzione delle norme tende ad ampliare sempre più i sistemi di gestione, includendo nuovi elementi e processi (analisi contesto, analisi rischi, marketing, aspetti economico-finanziari, ecc.). Qui sorge l’urgenza di integrare il tutto con una visione sistemica che richiede di ampliare enormemente le proprie conoscenze e competenze per comprendere l’insieme.
Anche in questo caso l’approccio Smart che prevede il confronto e la contaminazione reciproca tra competenze ed esperienze diverse, è vincente L’esperienza del Team Augis di cui sono co-fondatore, va proprio in questo senso. Il Team Augis, infatti, è un team di aziende e professionisti eterogenei ma complementari tra di loro, nato intorno al concept innovativo di “Azienda a Guida Autonoma” dove l’evoluzione Smart è un elemento imprescindibile.
Le inevitabili fatiche
Inutile illudersi che tutta questa innovazione sia facile e spontanea. In realtà costa una certa fatica.
Bisogna mettersi in discussione, imparare cose nuove, metodi nuovi, tecnologie nuove, studiare, mettere in pratica quello che si è studiato, ammettere gli errori, correggere gli errori, ecc. E vincere il dubbio che stai investendo tempo ed energie per niente.
Solo per farti un esempio pratico, a me è costata fatica imparare a gestire il mio lavoro e la collaborazione con i colleghi del Team Augis utilizzando un BPM (Business Process Managment), cioè un programma e un metodo per la gestione collaborativa in digitale dei processi aziendali, in grado di accumulare e valorizzare la conoscenza aziendale. Uno strumento fantastico, molto avanti, ma che richiede impegno e dedizione per capirne le logiche e per sfruttarne a pieno le potenzialità. Anche se poi, una volta che cominci a vederne i vantaggi, ti appassioni e non puoi più farne a meno.
I buoni motivi per non rinunciare
Ma allora perché non rinunciare nonostante le inevitabili fatiche e i dubbi?
Non voglio citare le varie statistiche che ci sono sull’argomento, perché credo siano sufficienti tre buoni motivi per non mollare.
- non dimenticare la visione “è lì dove sta andando il mondo” ed è lì dove possono nascere nuove opportunità.
- non dimenticare la consapevolezza drammatica per cui chi resta indietro è perduto.
- se ci metti impegno e collabori con le persone giuste, cominci a vedere sempre più risultati positivi e incoraggianti. Innanzitutto su te stesso e sul tuo modo di lavorare. E gli altri si accorgono e cominciano a percepirti in modo diverso. Si fanno coinvolgere. In fin dei conti anche loro sanno che quella è la strada giusta e magari la stanno già percorrendo. E allora sono contenti di non essere soli. Che ci sia qualcun altro che ha accettato la sfida e che non molla. Che magari li può accompagnare in questa trasformazione.
Altre considerazioni importanti
Infine voglio condividere con te anche alcune considerazioni emerse durante il workshop che mi hanno colpito particolarmente.
Siamo in un’epoca di innovazione e trasformazione continua, in cui bisogna modificare le regole del ‘900 che erano pensate per il ‘900.
I giovani sono portatori sani di innovazione e quindi una risorsa indispensabile. A questo proposito ha tutti colpito tutti l’intervento di due studenti del “CFP-UPT – Università Popolare Trentina” che hanno presentato un progetto scolastico gestito con un CRM. Già… il famigerato CRM che trova spesso delle opposizioni nelle aziende perché ritenuto troppo complicato e una perdita di tempo. Vedere invece la naturalezza con cui quei ragazzi lo hanno utilizzato sfruttandone tutte le potenzialità e spiegandone tutti i vantaggi, è stato disarmante. Per loro è naturale lavorare così.
Migliorare per fare innovazione vuol dire guardare gli altri cosa e come fanno. Cioè contaminarsi a vicenda.
C’è chi si è preso addirittura un anno sabbatico per studiare e imparare a lavorare smart, adottando strumenti informatici e metodologie innovative da applicare al suo business.
Azzeccata la celebre citazione attribuita a Darwin: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio ai cambiamenti”.
Ma perché cambiare? Ce lo ha spiegato bene un altro caro collega del Team Augis: Alessandro Carli specialista in empowerment e change management. Per cambiare dobbiamo innanzitutto aver chiaro lo scopo e dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze del non cambiamento. Fondamentalmente si cambia per essere di più e per avere di più. Se sono di più, se divento qualcosa di più, allora posso anche avere di più. Però per essere e per avere di più ho bisogno di una trasformazione.
Qualcuno dei partecipanti ha fatto una domanda che mi ha colpito più di altre: “E se qualcuno se ne va dopo che gli hai insegnato tutto e ti fa concorrenza?” In realtà non è un grosso problema se tu sei sempre in trasformazione e quindi sempre un passo più avanti di lui. Perché così mantieni il vantaggio.
Già… la grande trasformazione è un processo continuo che non si deve fermare mai.
La grande trasformazione Smart
In questo articolo mi sono limitato a riportare alcuni spunti interessanti nati dal workshop “Sì I Smart”, ma l’argomento merita senz’altro un approfondimento e va preso sul serio.
Se vuoi saperne di più, se vuoi anche tu condividere questo desiderio e necessità di trasformazione Smart, se vuoi capire come si fa, oppure se sei già nel pieno della trasformazione e stai incontrando delle difficoltà (e avresti quasi la tentazione di mollare), non esitare a contattarmi. Sarò lieto di confrontarmi con te e di trovare le soluzioni più adatte e… più Smart, ovviamente.

