Scopri come valorizzare al massimo i vantaggi che si possono ottenere dimostrando il proprio impegno nella sostenibilità e nell’approvvigionamento responsabile
Scopri come ottenere la Certificazione RJC con un Sistema di Gestione “Smart”

La sostenibilità è ormai sempre più il tema del momento. Riguarda problemi sempre più imponenti e urgenti, dagli sconvolgimenti climatici, alle disuguaglianze sociali crescenti, fino alle migrazioni di massa per sfuggire da guerre, fame, violenza, ecc.
C’è una crescente consapevolezza e sensibilità da parte dei consumatori e delle istituzioni sul tema della sostenibilità sia sociale che ambientale. Sicuramente per nobili questioni etico- morali, ma anche perché ormai è una moda. Vedi ad esempio il fenomeno delle auto elettriche che sta sconvolgendo il settore dell’industria automobilistica.
Anche il settore dell’oreficeria e della gioielleria, ovviamente, è fortemente coinvolto sull’argomento. Con una peculiarità in più che riguarda l’approvvigionamento responsabile dalle aree di conflitto e ad alto rischio, cioè quelle che hanno a che fare con i cosiddetti minerali di conflitto (conflict minerals) e diamanti insanguinati (blood diamonds). Su questi ultimi ci fecero anche un film con Di Caprio nel 2006.
Stiamo parlando di problemi molto gravi che scuotono le coscienze delle persone le quali sempre meno accettano di sentirsi complici in qualche modo di certi crimini. Così vorrebbero essere sicure di acquistare gioielli etici, sostenibili, conflict-free.
I grandi brand di gioielli stanno adottando obiettivi sempre più ambiziosi sulla sostenibilità, ritenuti ormai di vitale importanza, che coinvolgono inevitabilmente tutta la supply chain.
La certificazione RJC (Responsible Jewellery Council) mira proprio a dare maggior fiducia in relazione a queste esigenze crescenti di eticità e sostenibilità del cliente/consumatore/mercato. Come tutte le certificazioni non può dare garanzie assolute, ma sicuramente maggior fiducia sì.
Il fatto che ci sia un auditor, un ispettore, che viene a casa tua a verificare che tu sia a norma, dà sicuramente più fiducia rispetto al fatto che sia solo tu a dire che sei bravo e che ti comporti bene. Perché così sarebbe come chiedere all’oste se il vino è buono. E la risposta è scontata.
Soprattutto i grandi gruppi che devono tutelare i loro brand non possono permettersi assolutamente di essere coinvolti in scandali legati alla mancanza di responsabilità sociale e ambientale o scandali legati ad un approvvigionamento non responsabile. Ecco perché sono i primi a spingere con forza verso certificazioni di filiera come RJC.
Già dopo questa premessa cominci a intuire meglio l’importanza strategica della certificazione RJC, che però non va considerata come un semplice bollino da aggiungere alle fatture tanto per accontentare uno o più clienti. Altrimenti rischia di essere soprattutto un costo e una burocrazia in più come spesso capita con le certificazioni quando vengono affrontate nel modo sbagliato.
Ti assicuro invece che può essere colta come un’ottima opportunità per migliorare la tua azienda e per cominciare un percorso di crescita in un ambito sempre più strategico che è quello etico-sociale e della sostenibilità. Confrontandoti con una norma di buone prassi come quella di RJC e possibilmente avvalendoti di un esperto che ti aiuti ad interpretarla e ad applicarla al meglio. Così diventa anche un’occasione per spingere il tuo business e per aumentare i profitti.
Ovviamente la devi affrontare nel modo giusto per sfruttarne tutti i vantaggi possibili e per avere un rapido ritorno sull’investimento. In questo articolo ti spiegherò come.
Ti parlo per esperienza vissuta in prima persona. Come il caso di Better Silver Spa di Bressanvido (Vicenza) e della sua controllata rumena RBS Exim Srl con le quali ho avuto il piacere e l’onore di collaborare per realizzare tutto il sistema di gestione necessario per ottenere (e mantenere) le certificazioni RJC COP e COC e per prepararle agli audit. Il valore che ha per loro il raggiungimento di tale traguardo lo si capisce bene dalla seguente affermazione del CEO di Better Silver Spa, dott. Paolo Bettinardi:
“Come azienda abbiamo sempre lavorato nel rispetto di un codice etico interno che vede come punti fermi l’attenzione verso l’ambiente che ci circonda e il benessere dei nostri collaboratori. Con RJC abbiamo semplicemente “codificato” questi comportamenti e tracciato la nostra filiera di approvvigionamento, usando la certificazione come un vantaggio competitivo da poter condividere con i nostri partner.”
Vedi anche la news sul sito di Bureau Veritas “Better Silver si certifica RJC“.
Io mi occupo da oltre vent’anni di sistemi di gestione e certificazioni e negli ultimi tempi ho assistito a una vera e propria corsa verso le certificazioni etiche e relative alla sostenibilità. Leggi ad esempio questo il mio articolo su “La certificazione etica SA8000”. Mi sono appassionato al tema e non perdo occasione per tenermi aggiornato.
Tieni conto che in generale le PMI italiane non devono spaventarsi all’idea di certificarsi RJC. Innanzitutto, perché in Italia ci sono già delle buone leggi su sicurezza, ambiente e diritti dei lavoratori. Quindi un’azienda italiana in regola con le leggi è già conforme di suo a molti requisiti RJC. Non è una questione di dimensioni aziendali, ma di mentalità, di cultura e di leadership. Spesso le PMI italiane hanno dei valori propri che sono già in linea con quelli della certificazione, basta solo darne evidenza. Infine, sono snelle e poco burocratizzate e quindi svelte nell’attuare le decisioni prese per adeguarsi ai requisiti normativi.
A proposito di quest’ultimo aspetto, potresti chiederti che senso abbia allora una certificazione del genere per un’azienda italiana (ammesso che rispetti veramente le leggi perché non è poi così scontato..). Potresti obiettare, cioè, che siamo in Italia, in Europa, mica in qualche paese sottosviluppato dove è normale far lavorare i bambini, sfruttare i dipendenti, inquinare, non rispettare le norme di sicurezza e via dicendo. Poi magari gli stessi clienti che chiedono a te di certificati RJC sono quelli che per risparmiare vanno a comprare dai concorrenti che producono in quei paesi a basso costo…
Hai ragione. Però si sa che è comunque impensabile competere sul prezzo con certi paesi. A noi non resta che competere su altri fattori a maggior valore come la sostenibilità e l’etica, appunto, oltre che sul design, la qualità e il servizio. Non c’è scelta.
Un’altra reazione di fronte alla richiesta o necessità di ottenere la certificazione RJC potrebbe essere quella di pensare che alla fine sia solo carta, burocrazia e un costo.
In effetti il rischio che finisca così è molto reale se la si fa giusto per ottenere il bollino, utilizzando delle scorciatoie come quella di implementare un sistema di gestione copiato da altri e che non c’entra nulla con la tua azienda. Così poi dovrai faticare il doppio per gestire il casino che ne consegue, con il rischio di beccarti delle non conformità maggiori durante gli audit.
Quindi è meglio fare le cose giuste al primo colpo se vuoi evitare problemi e sprechi.
Tieni conto, fra l’altro, che gli audit RJC prevedono anche delle interviste ai dipendenti. Devi prevedere il coinvolgimento di tutti se vuoi che il sistema sia efficace e contribuire notevolmente a migliorare l’ambiente di lavoro. Migliorando la sicurezza e riducendo il rischio di infortuni (e di sanzioni in caso di controlli). Ma anche migliorando il clima aziendale, il benessere aziendale, proprio grazie al coinvolgimento di tutto il personale negli obiettivi etico-sociali. Un bel vantaggio, perché è risaputo che un’azienda dove si sta bene e dove si lavora con soddisfazione avrà sicuramente molto più successo di un’azienda dove si sta male, si lavora male e dove tutti si lamentano e appena possono se ne vanno.
Se da te l’ambiente di lavoro è già buono, allora la certificazione non farà altro che confermarlo e dare una maggiore consapevolezza a tutti di questo privilegio raro.
In definitiva la certificazione va vista come l’occasione, lo stimolo, l’incentivo in più per intraprendere un percorso di miglioramento e per fare un buon sistema di gestione (integrandolo con altri sistemi eventualmente già presenti in azienda). Allora stai sicuro che si ripaga alla grande.
Si tratta di un percorso che va capito bene e che va interiorizzato, cioè fatto proprio. Sarà un modo anche per raccogliere utile materiale di marketing. Perché poi non dovrai perdere occasione per comunicare il tuo impegno concreto nella sostenibilità sociale e ambientale. Così riuscirai a valorizzare al massimo la certificazione e avere un ROI più veloce.
Attenzione però, che per ottenere la certificazione RJC a colpo sicuro e per sfruttarne tutti i vantaggi possibili descritti fino a qui e non solo, bisogna fare le cose con il metodo giusto. Come quello che ho messo a punto io in oltre vent’anni di esperienza e passione per i sistemi di gestione:
il Metodo Cariolato per Sistemi di Gestione “Smart”.
Che vuol dire sistemi di gestione snelli, innovativi, integrati e digitalizzati. Sistemi semplici, schematici, chiari, fatti solo di quello che serve veramente e dettagliati quanto basta, dove le procedure coincidono con quello che si fa veramente in azienda.
Se vuoi saperne di più sul mio metodo, ti consiglio di leggere il mio articolo: “Come evitare la burocrazia dannosa delle certificazioni aziendali”.
Cosa devi fare se ti vuoi certificare
Innanzitutto, non ti devi spaventare.
Se la tua è un’azienda già sufficientemente a posto con le questioni riguardanti la sicurezza e l’ambiente, se non ricorre a lavoratori in nero, se applica il CCNL, se il clima aziendale è sufficientemente positivo, allora sei già a buon punto. Altrimenti sarà finalmente una buona occasione per mettere a posto ciò che non va.
Gli argomenti principali che dovrai affrontare con la certificazione li puoi capire meglio leggendo quanto segue.
Cos’è RJC
RJC è l’acronimo di Responsible Jewellery Council, www.responsiblejewellery.com, un’organizzazione non-profit di normazione e certificazione con sede a Londra istituita nel 2005.
Il suo fine è quello di migliorare le prassi responsabili in materia ambientale, sociale, etica e dei diritti umani nell’intera filiera della gioielleria e orologeria in merito a oro, argento, platinoidi, diamanti e gemme colorate.
Partecipa all’iniziativa Global Compact dell’ONU che incoraggia le aziende di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili e nel rispetto della responsabilità sociale d’impresa. Integra nelle proprie finalità gli ormai famosi obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Raccoglie circa 1.500 aziende certificate operanti nella filiera dei gioielli.
I soci membri di RJC si impegnano a rispettare e diffondere i principi di responsabilità sociale lungo tutta la filiera.
La certificazione RJC riguarda quindi lo sviluppo sostenibile e la responsabilità sociale d’impresa. È specifica per il settore dei gioielli e si applica a tutta la filiera, dalla miniera al negozio.
Esistono due tipi di certificazione RJC:
- Code of Practice (COP), obbligatoria per i soci membri che la devono ottenere entro due anni dalla membership. È quella di cui parlo in questo articolo.
- Chain of Custody (COC), volontaria. Definisce i requisiti per la realizzazione di una Catena di Custodia responsabile dei metalli preziosi. Ne parlo approfonditamente in un altro articolo specifico del mio blog: “La certificazione RJC CoC“.
Il Code of Practice (COP) di RJC
Il COP (Codice di Procedura in italiano) stabilisce le pratiche responsabili sul piano etico, sociale, ambientale e della tutela dei diritti umani. Lo puoi scaricare gratuitamente dal sito di RJC.
Si applica a qualsiasi socio membro di RJC attivo a qualsiasi livello delle filiere di oro, argento, platinoidi, diamanti e gemme di colore.
Richiede una verifica da parte di terzi, cioè da parte di un auditor accreditato da RJC.
I siti da includere obbligatoriamente nella certificazione sono quelli di proprietà o sotto il controllo (società controllate) del socio membro di RJC che siano inseriti nelle sopracitate filiere.
Il COP 2024 contiene 45 disposizioni (articoli) raggruppate in 6 sezioni. Non tutte le disposizioni saranno applicabili al tuo caso specifico. Alcune, ad esempio, riguardano solo le miniere. Altre sono facoltative.
Giusto per darti una panoramica, le disposizioni del COP riguardano principalmente, ma non solo, i seguenti argomenti.
- Filiere responsabili e diritti umani, che principalmente vuol dire approvvigionamento responsabile da aree di conflitto e ad alto rischio (più avanti ti spiego meglio cosa significhi), anticorruzione, procedura KYC (Know Your Counterparty, cioè conosci la tua controparte, per evitare riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo).
- Diritti dei lavoratori e condizioni di lavoro, in merito a: orario; retribuzione; procedure disciplinari; lavoro minorile e lavoro forzato; non discriminazione; libertà di associazione (nel senso che i lavoratori sono liberi di iscriversi ai sindacati, ma non che è obbligatorio avere i sindacati in azienda); contrattazione collettiva (applicare il CCNL – Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro).
- Salute, sicurezza e ambiente, cioè garantire una corretta gestione della sicurezza e una corretta gestione ambientale.
Come vedi l’ambito di RJC COP è molto vasto.
A fine 2024 RJC ha rilasciato le nuove norme COP 2024 e COC 2024. Se vuoi sapere cosa cambia in pratica rispetto alle norme precedenti COP 2019 e COC 2017, te lo spiego nell’articolo: “Le nuove norme RJC COP 2024 e COC 2024“.
Se hai già altre certificazioni che riguardano aspetti etico-sociali, sicurezza e ambiente come SA8000, ISO 45001 e ISO 14001, queste vengono riconosciute da RJC con conseguenti benefici in sede di audit. Tali norme sono generalmente più esigenti rispetto a RJC perchè più focalizzate su singoli ambiti. Se vuoi fare un confronto con SA8000, ad esempio, puoi leggere il mio articolo: “La certificazione etica SA8000”.
Due diligence per approvvigionamento responsabile da aree di conflitto e alto rischio
Su questa disposizione di RJC COP, ti voglio dare qualche dettaglio in più perché è quella che caratterizza maggiormente la certificazione RJC rispetto ad altre certificazioni etiche e ambientali valide per tutti i settori.
La “Guida al Codice di Procedura RJC”, scaricabile gratuitamente dal sito RJC e disponibile anche in italiano, al capitolo COP 7 ti spiega tutto dettagliatamente sull’argomento. Qui riprendo alcuni concetti basilari.
A sua volta RJC COP e la relativa guida sono allineati alla guida dell’OCSE “OECD Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas” che puoi scaricare gratuitamente dal sito di OECD.
Con aree di conflitto e ad alto rischio, note anche con l’acronimo “CAHRAs” (Conflict Affected and High-Risk Areas), si intendono le aree caratterizzate da presenza di conflitti armati, violenza diffusa o altri rischi di danni gravi e diffusi alle persone.
Come ho già riferito all’inizio dell’articolo, queste aree hanno a che fare con i cosiddetti minerali di conflitto e diamanti insanguinati. Tradizionalmente riguardano quella zona dell’Africa centrale come la Repubblica Democratica del Congo e i paesi limitrofi. Ma non solo.
Con due diligence basata sul rischio si intendono indagini ragionevoli condotte da un’azienda al fine di individuare, valutare, prevenire e limitare i rischi lungo la sua filiera. Rischi che comprendono gravi violazioni dei diritti umani, tortura, lavoro forzato, lavoro minorile, crimini di guerra, sostegno a gruppi armati, corruzione, dichiarazione falsa sull’origine dei minerali, riciclaggio di denaro, ecc.
Ti do qualche indicazione di massima sul caso più comune di attuazione della due diligence che riguarda la filiera di oro, argento e platinoidi, e in particolare le cosiddette aziende a valle del ciclo.
La Guida OCSE, infatti, suddivide la filiera in tre gruppi di aziende con rispettive modalità di attuazione della due diligence:

Un’azienda a valle del ciclo, che comprende qualsiasi ditta dopo l’azienda di affinazione fino al dettagliante incluso, si deve preoccupare di conoscere l’identità dell’azienda di affinazione a monte del ciclo e di svolgere tutta una serie di attività di due diligence.
Se fai parte di una di queste aziende, ti dico subito che il modo migliore per semplificare le attività di due diligence è quello di approvvigionarsi, direttamente o indirettamente, solo da aziende di affinazione certificate (ormai quasi tutte) ai sensi di una norma conforme alle linee guida OCSE, come ad esempio RJC COP, RJC COC, LBMA Good Delivery List, o altre norme citate nella guida di RJC COP. Altrimenti devi mettere in piedi attività di due diligence molto più complesse e costose.
Di conseguenza chi si certifica cercherà a sua volta di lavorare solo con fornitori certificati. Ecco uno dei motivi principali di questa corsa inarrestabile alle certificazioni.
Analogamente un’azienda appartenente alla filiera di diamanti e gemme di colore,

prendiamo il caso di un produttore di gioielli, si deve conformare ai requisiti del Sistema di certificazione secondo gli schemi Kimberley Process (KPCS – Kimberley Process Certification Scheme) e World Diamond Council System of Warranties (WDC SoW).
Il SoW (Sistema di Garanzie) del WDC prevede che ciascuna fattura ricevuta o emessa, relativa a una compravendita di diamanti (grezzi, levigati o montati su gioielli), debba riportare la seguente dichiarazione: “I diamanti di cui alla presente fattura sono stati acquistati da fonti legittime non coinvolte nel finanziamento di conflitti e in conformità alle risoluzioni delle Nazioni Unite e alle corrispondenti normative nazionali. Con la presente dichiarazione il venditore garantisce che questi diamanti non hanno collegamenti con zone di conflitto e conferma il rispetto delle linee guida SoW del WDC.”
L’azienda della filiera di diamanti e gemme colorate si deve preoccupare, inoltre, di raccogliere informazioni in grado di dimostrare l’approvvigionamento responsabile per ogni singolo fornitore, comprese le informazioni KYC (Know Your Counterparty).
Anche in questo caso ti dico subito che il modo migliore per semplificare le attività di due diligence è quello di cercare di approvvigionarsi esclusivamente da fornitori certificati RJC.
Infine, un accenno alle Dichiarazioni (ex Dichiarazioni di Provenienza o Provenance Claims). Non sono obbligatorie, ma possono essere molto utile per fare delle dichiarazioni specifiche sulla provenienza dei metalli (compresa la provenienza da riciclo) o delle pietre preziose, o delle dichiarazioni in relazione agli argomenti di RJC. Sono dichiarazioni i cui presupposti vengono verificati durante l’audit di certificazione o con un audit apposito sempre di parte terza. Una volta verificate con esito positivo vengono riportate nel certificato RJC COP dell’azienda.
Iter di certificazione RJC-COP
- Membership RJC. Il primo passo da fare (piuttosto complesso) è la richiesta di associazione per diventare socio membro di RJC e il pagamento della fee annuale (in base al fatturato). Una volta diventato socio membro avrai due anni di tempo per ottenere la certificazione RJC COP. Nel sito di RJC trovi tutte le indicazioni in merito.
- Self-Assessment. Compilazione del questionario emesso da RJC per l’autovalutazione rispetto ai requisiti del COP. Si tratta di un corposo questionario in Excel scaricabile dal Member Portal di RJC accedendo con le proprie credenziali. Molto impegnativo da compilare, ma al tempo stesso utilissimo per rispondere in maniera puntuale a tutti i requisiti e per attuare le azioni necessarie per l’adeguamento. Deve essere inviato all’ente di certificazione solitamente almeno un mese prima dell’audit.
- Audit di terza parte effettuato da un ente accreditato da RJC per verificare sul campo l’autovalutazione condotta dal socio membro e il suo sistema di gestione. Nel sito di RJC trovi l’elenco degli enti accreditati (che in genere sono gli stessi enti di certificazione accreditati anche per le norme ISO e SA8000).
- Certificazione rilasciata direttamente da RJC sulla base del rapporto di audit di terza parte. Il certificato RJC vale tre anni e prevede un audit ogni tre anni. I In caso di non conformità maggiori, la validità si riduce a un anno. È previsto un audit di sorveglianza entro 12-18 mesi dalla data del certificato (a cominciare da chi ha sostenuto l’audit di certificazione dopo il 1° luglio 2025). Ovviamente devi tenere vivo e attivo il tuo sistema di gestione se non vuoi avere problemi ai successivi audit di sorveglianza o di ricertificazione. Ti assicuro che se hai un sistema di gestione “Smart” come lo intendo io sarà tutto più facile e spontaneo.
Conclusioni
Come avrai capito, preparare e implementare tutto il sistema di gestione è un impegno importante che può variare a seconda delle dimensioni e della complessità dell’azienda e a seconda di come sei messo in partenza rispetto requisiti di RJC.
Puoi scegliere di arrangiarti da solo, magari affidando tutto il lavoro a un tuo collaboratore interno. Però, come puoi immaginare, se non c’è esperienza diretta diventa tutto più difficile e sprechi un sacco di tempo solo per capire come si fa.
Meglio invece che tu e le tue risorse interne vi dedichiate alle attività che sapete fare meglio e che sono strettamente legate al vostro prodotto, al vostro core business.
Proprio per questo è buona idea affidare attività “extra” come la certificazione RJC ad un professionista specializzato che ti segue direttamente e personalmente, in un clima di massima collaborazione e coinvolgimento, senza mandarti consulenti junior inesperti come fanno tante società di consulenza.
Pertanto, se vuoi saperne di più (in relazione al tuo caso specifico) non esitare a contattarmi liberamente e a chiedermi maggiori informazioni.

